
La via del disincanto
Constatazione, e alcuni rischi
#1-3: la nostra paralisi di fronte al fallimento del progetto moderno, il rombo del treno, le luci dei fari e vecchie leggende sulle terre oscure fuori dai binari
#1 È scomparso il terriccio della vita comune. Tutto avviene in una gabbia di regole al contempo vincolanti, incomprensibili e mutevoli, in un deserto affettivo privo di senso esistenziale e con il solo imperativo della crescita economica. Disabilità emotiva, stereotipia linguistica e ossessione per il godimento illustrano la miseria dei tempi. Per vivere siamo tenuti a separare continuamente ciò che sappiamo da ciò che ci muove, ciò che sentiamo da ciò che facciamo, in un regime psicopatologico di dissociazione e impotenza. C'è la paralisi dell'immaginazione, l'incapacità di guardare oltre le mura della prigione che ci sta soffocando. Si trasforma il venir meno del mondo a cui siamo abituati nella scomparsa di ogni mondo possibile (come l'animale che fissa i fari del treno che lo travolgerà). Ogni cosa fatta dagli uomini , come il capitalismo, può altrettanto bene essere disfatta. La via di fuga è qualsiasi cosa non sia il disastro incombente.
#2 La superstizione. Riguarda solo gli altri. Loro credono (credenza non vera), noi sappiamo. Cosa succede se il sapere crea paralisi? Meglio un uragano scientifico che un rifugio magico. Il ridicolo della possibilità che esista qualcosa oltre a ciò che vediamo ci paralizza in mezzo ai binari. L'adorazione della verità unica è a sua volta superstizione (credenza paralizzante).
#3 Il fascismo è uno degli esiti, forse il più chiaro, della modernità.
La metafisica dei moderni
#4-8: la modernità non è tanto diversa da altri sistemi di asservimento; nondimeno, è quello che imprigiona noi: servirebbe una mappa affidabile dei suoi corridoi e delle sue segrete
Il grande silenziamento
#9-12: il disincanto come strategia di dominio sugli umani, sui viventi, sui morti, sulle terre, sui venti, sul fuoco, sul cosmo
Piccoli sovrani tossici
#13-16: al mondo disanimato corrisponde un soggetto pieno di sé: genealogia e caratteristiche dell’individuo, con qualche nota sulla tristezza che l’attanaglia
Uniformazione totale
#17-21: fascismo e totalitarismo come modi del dominio e come estreme conseguenze della logica moderna, con la più scomoda fra tutte le domande
Second chance
#22-25: sul buon uso della debole (e, in noi, debolissima) forza messianica che ciascuna generazione riceve in dote
Teoria del molteplice
Dopo strada
#1-3: quel che si racconta dei viaggi dopo averli fatti, quando nel ricordo balena la felicità di certi momenti laterali o sospesi
Lo splendore dei mondi
#4-9: tutto, intorno a noi, dice che la reductio ad unum perpetrata dalla modernità è alle corde; grande confusione, occasione magnifica
Corrimano per timorati
#10-13: alcuni di noi, fra cui chi scrive, continuano ad aver bisogno di capire le cose a modo nostro; sant’Ernesto, protettore dei pavidi, viene in aiuto con un concetto pieno di grazia mondana: quello di presenza
You can do magic!
#14-17: in un cosmo fatto di relazioni e intenzioni, l'efficacia non è solo quella meccanica: le questioni imbarazzanti di una critica che disincanta solo per reincantare
Revolution
#18-21: ripensare la rivoluzione in assenza del partito, del progresso, dei domani che cantano; ma in presenza di alberi, montagne, persone non umane, paesaggi e fantasmi
Pratiche del molteplice
J22-25: appunti per una vita meno fascista












